Quando si parla di contenuti dannosi è necessario che genitori ed educatori prestino grande attenzione alla molteplicità delle fonti dalle quali possono pervenire informazioni potenzialmente negative per bambini o adolescenti:
- programmi televisivi
- videogiochi (per il computer, la TV o per dispositivi portatili)
- cellulari
- Internet
- siti web
- film scaricabili attraverso programmi di file-sharing
- social network e siti di condivisione di filmati/foto (nei quali i contenuti dannosi sono inseriti spesso dagli stessi ragazzi solo per raggiungere la celebrità)
La TV, rispetto agli altri media utilizzati dai più giovani, è l’unica ad essere stata studiata per un lasso di tempo sufficiente a dare risultati consolidati. In base alle ricerche fatte sull’uso di tale strumento, è emerso che la visione, da parte di bambini o adolescenti, di immagini e filmati con contenuti violenti o aggressivi (presenti anche nei comuni cartoni animati) può avere effetti dannosi che vanno dall’irrequietezza, all’insonnia, all’insorgenza di comportamenti aggressivi o disturbati. Poichè i bambini guardano la TV fin da piccolissimi e sono sempre più precocemente attratti anche dai videogiochi, è necessario prestare molta attenzione nella scelta dei programmi e dei giochi (per questi ultimi è stata varata di recente una classificazione europea denominata PEGI) e limitare comunque il tempo giornaliero di utilizzo degli uni e degli altri. Quando poi si avvicinano a Internet bisogna vigiliare sui siti frequentati (ad es. esistono siti che contengono fotografie di corpi squartati in incidenti stradali) e sui filmati (come dimostrato anche dai fatti di cronaca, sui siti di condivisione dei filmati non esiste un controllo centralizzato tale da prevenire la pubblicazione di filmati a sfondo violento).
Parlare di contenuti dannosi a sfondo sessuale può sembrare, al giorno d’oggi, un falso problema, considerato anche il bombardamento di messaggi più o meno espliciti cui veniamo quotidianamente sottoposti; c’è addirittura chi, nei dibattiti sull’argomento che si leggono nei blog, afferma che tali preoccupazioni non sono altro che il retaggio di una cultura puritana. In realtà non è in gioco qui l’emancipazione sessuale, che si può ritenere una conquista ormai consolidata, ma il modo in cui un minore si avvicina alla sessualità: è importante proteggere un bambino da messaggi e immagini che possono portarlo a formarsi della idee distorte e compromettere il normale sviluppo psico-sessuale, per esempio è possibile che possano essere recepiti come modelli di comportamento “normali” la violenza, la pedofilia o la mercificazione del corpo. Le recenti statistiche dimostrano che spesso i ragazzi e le ragazze sono raggiunti, anche loro malgrado, attraverso cellulari e social network, da contenuti di vario genere a sfondo sessuale, inviati da compagni ma anche da perfetti sconosciuti (anche adulti).
Esistono poi siti che incitano all’odio per motivi di razza, religione, appartenenza politica, tendenze sessuali ecc.; ne esistono altri che esaltano l’anoressia o altri comportamenti autolesionisti come filosofia di vita
altri ancora che favoleggiano sulla libertà derivante dall’uso di droghe.
Da quando nascono i nostri figli, li accompagnamo nella scoperta del mondo, insegnando loro ad essere prudenti e dandogli progressivamente maggiore libertà, in modo che diventino poco alla volta autonomi. Nel mondo dei media, dobbiamo sforzarci con pazienza di comportarci nello stesso modo, controlliamo ciò che guardano senza scoraggiarci di fronte alle difficoltà.
