Recenti fatti di cronaca, che vedono imputati minorenni, anche qui, nel tranquillo Trentino, per pedopornografia, colpiscono l’attenzione e ci regalano un senso di disagio che tendiamo ad esorcizzare costringendoci a pensare: “sono solo casi isolati di ragazzi sbandati”.
Al di là del singolo fatto di cronaca, ciò che sconvolge è il capovolgimento dei comuni orizzonti entro i quali la famiglia è comunemente abituata a muoversi:
- da sempre un genitore è abituato a proteggere il proprio figlio da pericoli esterni (generalmente da altri adulti) e ad insegnare le regole della buona educazione nel mondo reale;
- oggi lo sforzo educativo è molto più complesso, l’uomo nero può anche essere il/la ragazzino/a della porta accanto (che sembra del tutto innocuo/a), o addirittura nostro/a figlio/a.
È emblematico, a riguardo, il risultato della ricerca condotta da MTV .
Cosa succede?
Succede che i ragazzi non sono sempre del tutto consapevoli della gravità dei loro atti, perché la distinzione tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato sembra molto labile nel mondo virtuale, inoltre i genitori sono privi di quel bagaglio di esperienze personali che da sempre funge da guida nel rapporto tra generazioni.
Se a ciò si aggiunge la quantità di modelli culturali negativi vincenti, proposti dai media (sia al femminile che al maschile), il cortocircuito è completo.
L’unica speranza per noi adulti è mantenere aperte il più possibile le porte del dialogo ed entrare con umiltà anche noi nel mondo virtuale per riacquistare la nostra autorevolezza di guide.
Pubblicato da famigliaenuovetecnologie